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La fidanzata del mio amico (parte 45)


di Sicilydoc85
26.08.2026    |    2.088    |    2 9.9
"A passi rapidi si avvicinò al divano, si sfilò i pantaloni di dosso in un gesto furioso e si piazzò a gambe nude direttamente sul tappeto di fianco a noi, infilandosi le dita tra le labbra..."
La mattina successiva non riuscivo a darmi pace.

L'idea di quel filmato di Maria con i cinque uomini mi era rimasta piantata nel cervello come un chiodo fisso per tutta la notte, alimentando un'ossessione sottile, viscerale e immensamente perversa.

Mentre stavamo finendo di bere il caffè attorno al tavolo del salotto, decisi di rompere il ghiaccio senza troppi giri di parole.

Io - “Maria... voglio vedere il video.”

Fabrizio si bloccò all'istante con la tazzina a mezza altezza, con gli occhi sgranati e il viso che perdeva colore.
Letizia, al contrario, alzò lentamente lo sguardo dal suo smartphone.
Un sorriso sfacciato, carico di sfida, le s'impresse sulle labbra: era visibilmente felice di poter mettere alla prova la veridicità di quel racconto.

L - “Già, Maria. L'hai vantato tanto ieri... vediamo se hai il coraggio di proiettarlo davvero sul grande schermo, o se era solo una favola per fare la forte davanti a noi.”

Maria ci fissò per qualche secondo in perfetto silenzio.
Non c'era nemmeno l'ombra dell'imbarazzo sul suo volto, ma solo il compiacimento sadico di chi sapeva di avere tra le mani un'arma di distruzione di massa.
Senza dire una parola, si alzò dal divano, prese il suo portatile dalla scrivania e lo collegò al televisore da cinquantacinque pollici del salotto tramite il cavo HDMI.
Inserì una password complessa, aprì una cartella nascosta e avviò il file.
Il video durava più di quaranta minuti, con una risoluzione e un audio spaventosamente nitidi.

Sullo schermo comparve una Maria appena ventenne, con il viso leggermente più infantile ma già completamente spogliato di qualsiasi traccia di pudore.
La scena era ambientata in una stanza spoglia, con un grande letto matrimoniale e luci calde.

Attorno a lei non c'erano ragazzi della sua età, ma cinque uomini più grandi, di età compresa tra i trenta e i quarant'anni, imponenti, affamati e del tutto privi di delicatezza.
Il filmato era crudo, senza musica di sottofondo o montaggi patinati: si sentivano solo il rumore sordo e ritmico della carne, i respiri pesanti degli uomini e i gemiti soffocati di Maria.

Per quaranta minuti consecutivi, si vedevano i cinque uomini alternarsi e coordinarsi senza la minima sosta.
Maria veniva usata, piegata in ogni posizione immaginabile ed apostrofata più volte: mentre due di loro la penetravano contemporaneamente per una doppia spietata, un terzo le riempiva la bocca fino al limite del soffocamento, tenendole la testa ferma per i capelli.
Gli altri due aspettavano il proprio turno a pochissimi centimetri dal suo viso, masturbandosi con foga e usandole il corpo come un puro strumento di sfogo.

Maria venne girata, riempita e sommersa dal seme di ciascuno di loro, finendo distesa sul materasso completamente bagnata, sfinita e umiliata, ma con uno sguardo negli occhi di pura stasi erotica.

In salotto il silenzio era diventato irreale.

Fabrizio distolse lo sguardo dopo appena cinque minuti, alzandosi dal divano per andare a fissare fuori dalla finestra con la faccia bianca come un lenzuolo.

Io sentii un'ondata di calore violenta scendermi direttamente nei pantaloni, del tutto sopraffatto dall'eccitazione di vedere la mia ragazza ridotta a quel livello di sottomissione totale da cinque sconosciuti.

Letizia, dal canto suo, rimase immobile a fissare lo schermo fino all'ultimo secondo di riproduzione, con le braccia incrociate sul petto, le labbra socchiuse e le pupille completamente dilata per la tensione.

Quando il video sfumò nel nero e i crediti finali scorsero nel silenzio, Maria staccò il cavo dal pc con un gesto calmo e misurato.

Si voltò verso Letizia, appoggiandosi con il bacino al bordo del tavolo e guardandola dall'alto in basso con un sorriso di trionfo assoluto. Maria: “Allora, Letizia? Adesso che l'hai visto con i tuoi occhi e hai sentito i suoni... vogliamo ammetterlo che ho vinto io? E comunque ero ancora poco esperta, oggi me la godrei di più...”

Letizia la fissò per lunghi secondi senza scomporsi di un millimetro.

Poi estrasse una sigaretta dal pacchetto, l'accese con un gesto lento e mandò fuori una lunga scia di fumo denso verso il soffitto, prima di rivolgerle un sorriso glaciale.

L - “Ammetto che hai tirato fuori un bel pezzo da novanta... Te lo concedo: hai vinto questa battaglia.”

Fece una breve pausa, piegando la testa di lato e puntando i suoi occhi chiarissimi e spietati in quelli della mia fidanzata - “Ma la guerra in questa casa non è finita.”

La sera stessa, la grande occasione per la contromossa di Letizia si presentò su un piatto d'argento.

Maria dovette uscire di casa verso le venti per andare a cena dai genitori, a causa di un impegno di famiglia con ospiti importanti che non poteva assolutamente rimandare.

Non appena la porta d'ingresso si chiuse dietro di lei, l'appartamento piombò in un'atmosfera del tutto diversa.

In casa eravamo rimasti solo io, Letizia e Fabrizio.
Letizia prese immediatamente in mano le redini della serata.
Preparò una cena veloce ma curata, stappò una bottiglia di vino rosso ad alta gradazione e indossò una veste di seta nera estremamente sbottonata, che ad ogni movimento lasciava scivolare la stoffa rivelando la spalla e le gambe nude.

Iniziò a sedurci entrambi con una perversione calcolata: sfiorava le cosce di Fabrizio sotto il tavolo mentre versava il vino, ma al tempo stesso allungava il piede per strofinare il tacco contro i miei pantaloni.

In pochissimo tempo, l'alcol e le provocazioni portarono la situazione a esplodere direttamente sul divano del salotto in un threesome sfrenato.
Ma la resistenza di Fabrizio si rivelò, come spesso accade, il suo punto debole: sopraffatto dall'intensità della scena e dal corpo di Letizia, non riuscì a trattenersi e venne dopo pochissimi minuti.

Visibilmente mortificato, con il fiato corto e il viso rosso per l'imbarazzo, si alzò dal divano e si avviò verso il bagno padronale per farsi una doccia fredda.

Non appena il chiavistello del bagno scattò, la maschera di seduttrice di Letizia cadde del tutto, lasciando spazio alla sua natura più cruda.

Letizia si girò verso di me sul divano.
I suoi occhi erano diventati due fessure affamate e selvagge. Letizia: “Adesso che siamo finalmente soli, Marco... voglio che mi prendi nel culo. Voglio che mi inculi nel modo più brutale e violento che sai fare. Spingimelo dentro senza avere la minima pietà.”

Senza attendere risposta, afferrò un tubetto di lubrificante dal cassetto del tavolino da fumo, ne versò un'abbondante dose sul palmo e si spalmò con avidità il piccolo culetto sodo e stretto, preparandosi ad accogliere la mia enorme mazza già completamente in tiro.

Si piegò in avanti sui cuscini del divano, facendomi vedere il suo fondoschiena offerto senza alcuna riserva.
Non me lo feci ripetere due volte.
Mi posizionai dietro di lei, le afferrai saldamente i fianchi e la penetrai con un affondo secco, viscerale, senza troppi preliminari.
Letizia arcò la schiena verso l'alto e cacciò un lamento acuto, quasi un urlo di puro godimento, mentre io iniziavo a colpirla con spintoni duri, profondi e ritmici, facendo scricchiolare la struttura in legno del divano.

Proprio mentre la stavo sfasciando con la massima foga, il rumore metallico della chiave nella serratura tagliò l'aria del salotto.

La porta d'ingresso si aprì di colpo: era Maria, rientrata prima del previsto perché la cena dai suoi era finita molto prima del solito.
Maria mosse un paio di passi nell'ingresso e si bloccò come pietrificata a metà salotto.
Davanti ai suoi occhi c'era la scena di me che entravo ed uscivo con violenza nel culo della sua rivale.
Letizia alzò la testa dai cuscini, incrociò lo sguardo di Maria ma la snobbò del tutto, continuando a godersi la penetrazione senza mostrare il minimo imbarazzo.
Letizia, ansimando forte, la voce spezzata dal ritmo dei miei colpi, si rivolse a me- “Non fermarti, Marco... continua a rompermi il culo! Non ti fermare per nessuna ragione!”
Anziché fare una scenata di gelosia o urlare, Maria si lasciò del tutto incendiare dalla visione.

Nei suoi occhi si accese una perversione malata e incontrollabile.
A passi rapidi si avvicinò al divano, si sfilò i pantaloni di dosso in un gesto furioso e si piazzò a gambe nude direttamente sul tappeto di fianco a noi, infilandosi le dita tra le labbra bagnate e iniziando a masturbarsi con rabbia mentre guardava il mio cazzo scomparire nell'orifizio di Letizia.
Letizia aumentò le sue urla, travolta da un orgasmo anale devastante che le fece tremare le cosce.
Allungò il braccio verso il pavimento; Maria allargò d'istinto le gambe e lasciò che la lingua di Letizia la leccasse con foga sul clitoride, mentre io continuavo a spingere con colpi ciechi da dietro.
Maria, guardandomi negli occhi con la voce rauca dall'eccitazione, era in preda all'eccitazione - “Sfasciala, amore... spingi forte! Fai in modo che domani questa troia non riesca nemmeno a mettere un piede a terra!”

In quel preciso momento, la porta del bagno si aprì e Fabrizio uscì con l'asciugamano stretto in vita.
Vedendo il delirio al centro del salotto rimase ipnotizzato sulla soglia.

Maria gli fece un cenno perentorio con la mano: Fabrizio si avvicinò come in trance, lei gli sfilò l'asciugamano e gli prese il pene in bocca, lavorandolo di lingua per regalargli una parziale erezione mentre continuava a godere.
Sotto la spinta di quel cortocircuito a quattro, arrivai al limite assoluto.

Con un ultimo affondo disperato e profondo fino al fondo della sua carne, eiaculai l'intero carico direttamente dentro il culo di Letizia lanciando un urlo viscerale; nello stesso identico secondo, la spinta del mio seme e la lingua di Letizia fecero esplodere Maria in un orgasmo violento e incontrollabile che la fece contorcere sul pavimento del salotto.
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